Treemonisha a Firenze

 

Parlano i protagonisti

 

Incontriamo Grazia Carapelli, presidente dell’Associazione musicale TeMin Chinti Lirica, per iniziare a conoscere meglio il progetto “Treemonisha a Firenze” e i suoi protagonisti.

Quando è nata l'associazione Chianti Lirica e con quale obiettivo?

È nata nel 2006 con un primo grande concerto in uno dei palazzi più belli del mondo, Palazzo Strozzi. Ci ha spinto l’esigenza di avvicinare più persone possibile alla lirica, in luoghi prestigiosi e fare nel contempo beneficenza, perché abbiamo sempre organizzato eventi a ingresso libero con la richiesta di un’offerta per l’Associazione Bambini Cardiopatici nel mondo e per l’Unicef.


Come è nato il progetto Treemonisha a Firenze? Conosceva già l'opera di Scott Joplin?
Il 30 novembre 2008, in occasione di un concerto da noi organizzato all’interno della Biblioteca Nazionale di Firenze per il coro universitario, una comune amica, Paola, mi ha presentato Mauro Pecchioli, grande appassionato della musica ragtime di Scott Joplin e qualche giorno dopo questo primo incontro mi ha proposto di prendere in considerazione la messa in scena di Treemonisha, che io non conoscevo. È stato un amore “a primo ascolto” e ci siamo messi in moto per la realizzazione.

Organizzare uno spettacolo del genere sembra quasi una sfida, in un momento non facile per il settore culturale: quali sono le difficoltà maggiori da affrontare e quali le motivazioni che spingono a realizzarlo?
Ha usato la parola giusta! È una vera sfida. Il momento è tragico per la cultura… ma siamo determinati ad andare avanti e devo dire che in questi mesi di intenso lavoro, abbiamo incontrato tante persone che hanno deciso di ‘sposare’ il progetto Treemonisha a Firenze con il nostro stesso entusiasmo. È un segnale incoraggiante, ma speriamo anche nel sostegno delle istituzioni e del mondo dell’impresa.

Treemonisha a Firenze è uno spettacolo da non perdere: perché?
Sarà una prima assoluta in Italia e mi farebbe piacere che, proprio da Firenze, partisse una nuova riscoperta di Joplin e di Treemonisha. Un’opera che ha per protagonista una giovane donna che affranca se stessa e la sua comunità da una visione oscurantista e discriminante non solo del ruolo della donna nella società, ma anche in materia di diritti umani e di educazione. Più attuale di così!

 

 

Incontriamo Mauro Pecchioli, 60 anni, medico di famiglia fiorentino, con una straordinaria passione per la musica, colui che ha messo in moto il progetto “Treemonisha a Firenze”.

D. La passione per Scott Joplin a quando risale?
R. Posso dire alla mia adolescenza. Da allora infatti sono rimasto letteralmente incantato dall'ascolto di quella musica per pianoforte così viva e felice, che poi ho scoperto da adulto chiamarsi ragtime. Mi sono sempre chiesto come era possibile ricavare da un pianoforte e con le sole due mani, tanto brio, tanta forza, tanta eleganza e ricchezza di discorsi armonici e melodici, e ho continuato a sognare di potere arrivare un giorno ad eseguire io stesso quei brani.
Avevo in casa un pianoforte, ma lo suonavo solo a orecchio, e non conoscevo ancora la musica scritta, che ho imparato in seguito da autodidatta. Nel raro tempo libero dalla mia professione, ho iniziato lo studio dell'inno del ragtime, "Maple Leaf Rag", ottenendo una esecuzione accettabile e godibile del brano. E’ stato solo l’inizio….

D. Cosa ti ha spinto a proporre all’associazione Chianti Lirica la messa in scena di Treemonisha?
R. Durante l'intensa attività di studio e ricerca sul ragtime, sono venuto a sapere dell'esistenza dell'unica opera lirica composta da Scott Joplin giunta fino a noi, Tremonisha, di cui sono riuscito a procurarmi una copia, nell’interpretazione orchestrale di Gunther Shuller. E' stato un colpo di fulmine: sono rimasto letteralmente affascinato dalla bellezza straordinaria delle musiche e dalla sorprendente attualità del tema, quello del trionfo del bene comune sullo sfruttamento dell'ignoranza da parte di pochi. Musicalmente mi ha molto colpito che, a differenza di altre opere liriche dove soltanto alcune "arie" particolari emergono, in Treemonisha non esistono momenti musicali ‘riempitivi’. Tutti i brani di Treemonisha hanno una forza e un carattere che attira, che affascina, che tiene l'attenzione dell'ascoltatore in costante tensione emotiva. Posso confessare di avere passato mesi a gustarmela in ogni occasione: addirittura accadeva che tornando a casa, in auto, se era ancora in esecuzione un brano, non riuscivo a spegnere il motore finché non finivo di ascoltarlo!
Nel frattempo ho avuto l'occasione di conoscere Grazia Carapelli, a un concerto del Coro Universitario di Firenze dove cantava anche mia figlia, e fu allora che ebbi l'idea di proporle di rappresentare Treemonisha a Firenze, proprio in coincidenza con il centenario della sua pubblicazione (1911).

D. Medicina e musica un binomio sempre più apprezzato anche in ambito sanitario, cosa ne pensi delle recenti esperienze di musicoterapia?
R. Confesso che non ho una esperienza diretta della musicoterapia in ambito sanitario, ma posso dire con tutta sicurezza che sono sempre stato convinto che la musica, intesa naturalmente come armonia, non possa non avere effetti sulla biochimica dell'organismo. Il nostro sistema nervoso agisce come un "direttore" d'orchestra che dirige le espressioni di tutti gli altri sistemi corporei, e ogni stimolo benefico e gratificante apportato alla sostanza grigia, anche dalla via uditiva, non può che venire amplificato in un effetto altrettanto benefico sulla globalità del nostro essere.

D. Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico di Firenze dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?
R. A parte quello che possa piacere a me, sono certo al cento per cento che se il pubblico fiorentino riuscirà ad essere messo in contatto con la ricchezza musicale unica di quest'opera, e ne apprezzerà anche il tema profondo, non potrà che amare Treemonisha. Vorrei che venisse programmata nei teatri di tutta Italia, e magari anche divulgata nella scuola dell'obbligo, per il modello morale sempre attuale che porta con sé.

D. Altri sogni nel cassetto musicale?
R. Trovare finalmente il tempo per dedicarmi allo studio e al perfezionamento dell'esecuzione interpretativa dei brani ragtime al pianoforte. Il che vuol dire arrivare a fare di questa bellissima attività musicale lo scopo da perseguire dopo il pensionamento... Mi auguro di poterci arrivare.