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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Alessandro Petruccelli è il baritono che interpreterà Parson Alltalk

Ci racconti di te e delle tue precedenti esperienze?

Ho studiato canto a Firenze, prima con il Maestro Giuseppe Visibelli e poi mi sono perfezionato con il celebre baritono Gino Bechi. Tra i tanti ruoli che ho interpretato, sono particolamente legato al Barbiere di Siviglia di Rossini (nel ruolo di Figaro ho raggiunto le 80 recite) e anche al Barbiere di Siviglia di Morlacchi, un’opera raramente messa in scena. Ho otto opere in repertorio da protagonista e mi sono dedicato con soddisfazione anche alle operette: come Conte Danilo nella Vedova Allegra, nel ruolo di Cecco in Acqua Cheta.

Conoscevi Treemonisha di Scott Joplin?

Non conoscevo Treemonisha, e di Scott Joplin avevo sentito parlare solo come autore di ragtime, ma devo essere sincero, non è una musica che frequento solitamente. Ho aderito al progetto di Chianti Lirica per la grande fiducia nei confronti dell’associazione e soprattutto di Grazia Carapelli, la sua presidente. All’inizio ero perplesso, ma il personaggio che mi è stato proposto mi ha convinto, sembrava proprio tagliato su di me, e così mi ci sono riconosciuto. Cantare in inglese è una novità, ma sono pronto per la sfida. Certo, non posso nascondere che il mio cuore batterà sempre per l’opera italiana, Treemonisha la vedo come una favola che arriva da lontano.                                                                                                                 

Ci parli del tuo personaggio e del tipo di lavoro che stai facendo per interpretarlo?

Parson Alltalk è fondamentalmente uno stregone, ma di un livello diverso dagli altri, più alto. Un predicatore che dietro una facciata di serietà e bonomia, direi anche di disponibilità verso gli altri, spinge le persone a fare quello che lui vuole. Non usa la magia, ma le parole. E’ un imbonitore che si prende molto sul serio e finisce per soggiogare gli altri con un’autorevolezza ‘falsa’, aumentando così il suo prestigio nella comunità. Una sorta di padre padrone.

Cosa rappresenta per te l’opera? Quali sono i tuoi modelli?

Per me l’opera è una realtà profonda, forse l’unica che è stata in grado di ritrarre il vero spirito italiano. Tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 l’opera crea personaggi che io considero veri e propri modelli di italianità. In ogni opera, ancora oggi, trovo qualcosa di nuovo…. un passaggio, una frase musicale che mi guidano dentro la storia e il messaggio dell’autore. Non dimentichiamoci che l’opera nasce come spettacolo popolare, con un forte legame con la società del suo tempo, e anche se spesso in teatro predomina la retorica, è la componente emotiva l’aspetto che ritengo più importante. Nelle messe in scena, non amo la ricerca della perfezione o il tecnicismo esasperato. Io ritengo che per un artista sia fondamentale trasmettere emozioni, non concentrarsi esclusivamente sulla riuscita di una nota. Per questo motivo, negli ultimi anni, insieme alla mia compagna Edy Bonaiuti, che è regista teatrale, ci stiamo impegnando in un progetto che ha come obiettivo portare l’opera nei piccoli centri. Siamo riusciti a mettere in scena L’Elisir d’amore la scorsa estate alla Casa di Giotto di Vicchio e sempre a Vicchio grazie a noi è stata rappresentata in teatro la prima opera: La Traviata, con scene, costumi e l’accompagnamento di pianoforte e quartetto d’archi. Un bel risultato. Ci auguriamo in futuro altri progetti fortunati come questo.

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

La curiosità e il piacere nei confronti di uno spettacolo diverso dal solito. La musica di Treemonisha trasmette gioia e spero che tutti noi riusciremo a infondere nel pubblico il desiderio di risentire queste note e magari di tornare a vedere lo spettacolo in futuro. Il mio augurio è che gli spettatori non si sentano appagati, e abbiano sempre voglia di tornare a teatro. E’ un momento difficile per il teatro italiano, ed è importante portarlo in tutti i luoghi e a tutte le persone. I ragazzi devono sapere che non esistono solo la tv o le feste della birra…… certo non dobbiamo pretendere che diventino tutti dei cultori, ma sarebbe bene almeno dargli la possibilità di scegliere. Ecco perché sarei contento venissero a vedere lo spettacolo i melomani, ma anche chi in teatro non c’è mai entrato!



 

 

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