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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Incontriamo Sophia Nagast, la giovane cantante che interpreterà Treemonisha. E’ nata a San Pietroburgo nel 1989 e vive a Firenze da tre anni.

Cosa ti ha colpito di Treemonisha?

Treemonisha appartiene a un periodo storico molto importante per lo sviluppo della musica popolare. Non è ancora il momento del jazz puro di Gershwin e forse la prima impressione che si ha dell’opera di Joplin è quella di una musica ‘facile’, nel repertorio lirico, ma in realtà non è così. Joplin ha saputo sperimentare, è riuscito a creare una musica che emoziona subito, che non ha bisogno di altro attorno.

Uno spettacolo in cui conterà molto anche l’elemento fisico, con momenti di vera danza. Tu come te la caverai?

Confesso che il ballo non è la mia professione…. ma ballare mi piace e sto lavorando molto su questo. Seguo le indicazione del regista, concentrandomi su come far parlare il corpo attraverso il movimento e la danza, proprio come i personaggi della storia. In questo mi aiuta molto la musica. E’ una cosa impegnativa per una persona non di colore, ma un’esperienza molto bella.

Una Treemonisha bionda, con gli occhi verdi e che arriva da San Pietroburgo, preoccupata della reazione del pubblico?

Il colore della pelle un po’ mi preoccupa, ma come tutto lo staff del progetto Treemonisha sono convinta che la cosa veramente importante sia riuscire a trasmettere lo spirito di questa storia. Forse una ragazza russa dovrà fare qualche passo in più per entrare in questa atmosfera - l’allegria afroamericana si avvicina molto all’allegria italiana mentre non esiste certo un’allegria russa - ma è una sfida che ho accettato con piacere. E poi sarò affiancata da un coro fantastico, il vero protagonista sulla scena, sono tutti bravissimi e sono certa che riusciremo a creare l’atmosfera giusta. Tutto lo spettacolo è nella musica!

Ci racconti qualcosa di te?

Ho iniziato a studiare canto a sette anni, ricordo che mia mamma mi faceva studiare le lingue cantando. Sai, chi è intonato, ha più facilità con le lingue. L’italiano l’ho imparato in cinque mesi. Vivo a Firenze da quasi tre anni e mi piace molto, anche se a volte sento la nostalgia di San Pietroburgo, della dimensione più ampia del suo ambiente culturale. Per questo motivo sono contenta sia stato scelto per mettere in scena lo spettacolo il teatro Saschall, un luogo in cui mi trovo a mio agio, e che sono sicura attirerà un pubblico diverso da quello classico della lirica.
Il mio fidanzato sarà sicuramente felice di venire a un mio concerto così diverso dai soliti spettacoli lirici e spero che anche la mia famiglia possa raggiungermi dalla Russia. E’ un progetto importante per me, voglio crescere come artista, e penso si tratti di un evento importante anche per tutta la città.

Tre aggettivi per descrivere il tuo personaggio?

Treemonisha è trasparente, infonde speranza, emoziona. Forse un po’ troppo morbida e ingenua dal mio punto di vista…. vorrei darle un tocco di furbizia, ma è comunque una donna di grande moralità che decide di non vendicarsi. Il tema principale della storia non sono i classici temi amore e morte, ma la crescita di un popolo, e la bellezza delle relazioni tra le persone. Una cultura universale, non solo afroamericana, che esalta lo stare insieme e anche l’educazione: più conosci e più puoi fare per te e per gli altri. E’ proprio un’opera magica. Chissà come avrebbe raccontato Joplin la prosecusizione della storia…..

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Anche io vorrei che il pubblico si muovesse con la nostra musica, mi accompagnasse e, per almeno due giorni, avesse in testa le melodie dello spettacolo. E poi sarebbe veramente bello che qualcuno volesse conoscere meglio Joplin e Treemonisha..

Cosa c’è nel futuro di Sofia?

Confesso che sono una grande fan di Puccini, del suo Verismo: nella sua musica c’è l’infinito….. ma l’idea di interpretare Porgy and Bess mi attira molto……

 



 

 

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