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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Wellington Moura è il baritono che interpreterà Simon

Ci racconti qualcosa di te e delle tue precedenti esperienze?

Sono brasiliano e ho studiato al Conservatorio e all’Università Federale di Recife. Come cantante ho iniziato prima nel coro della chiesa e poi nelle grandi feste di matrimonio, che sono tipiche del mio paese. Ho studiato teatro, ballo, sia da sala che classico e il mio debutto ufficiale è stata l’interpretazione di Belcore nell’Elisir d’Amore al teatro municipale Santa Isabel di Recife…. che emozione!! Con la compagnia CORE proponevamo anche high lights di opere classiche come il Don Giovanni, Le Nozze di Figaro ecc... Sei anni fa ho lasciato la lirica e insieme a un gruppo di amici ho iniziato a fare spettacoli: musica popolare brasiliana, classici italiani, e soprattutto tanto musical. Abbiamo avuto molto successo: il mio pezzo forte erano le cover di Elvis Presley. Dopo sei anni di questa vita ho preso la decisione di studiare seriamente canto e ho frequentato alcuni corsi di masterclass con un maestro baritono di Francoforte, è stato lui a convincermi a venire in Italia. Ho venduto tutto, ho lasciato il mio lavoro, il mio gruppo e sono arrivato a Firenze. Era il 28 aprile 2010, me lo ricordo benissimo! E’ iniziata così la mia nuova vita: prima all’Accademia Europea di Firenze e ora al Conservatorio Cherubini.

Conoscevi Treemonisha di Scott Joplin?

Non la conosceva, ma quando mi hanno spiegato che si trattava di un’opera di ragtime ho detto subito di si! Mi ha fatto tornare in mente gli anni in cui cantavo nei musical, una passione che non ho dimenticato. E poi la musica di Treemonisha e l’orchestrazione è veramente bella. Mi piace moltissimo.

Ci parli del tuo personaggio e del tipo di lavoro che stai facendo per interpretarlo?

Io interpreto Simon, uno stregone. Simon è un personaggio molto caricato, si sente forte e vuole dimostrarlo in ogni occasione, ma poi è il primo a scappare via per la paura di trovarsi davanti il ‘supposto’ diavolo. Il suo obiettivo è spaventare le persone, quelle più indifese e fragili, ma in realtà è una figura senza una grande personalità. Con la direttrice Johanna Knauf lo abbiamo paragonato a un manipolatore che vuole spingere la gente a pensare tutto ciò che vuole lui.

Cosa rappresenta per te la musica e l’opera in particolare? Quali sono i tuoi modelli?

Nella mia famiglia non si ascoltava musica, né opera, ma io avevo una grande passione per le belle voci. Mi ricordo ancora la prima volta che ascoltai un cd di Placido Domingo, lo aveva ricevuto in regalo un amico a cui non piaceva e così me lo regalò, avevo 17 anni e quel cd ce l‘ho ancora! Poi è stata la volta di Pavarotti, un grande!! Dopo aver studiato pianoforte per due anni, ho scelto il canto.

Qui in Italia ho trovato tanti amici, e pensare che mi avevano detto che i fiorentini sono molto chiusi! Io invece ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato e mi sono sentito subito amato. Inoltre, ho trovato anche lavoro: sono assistente amministrativo dell’Orchestra da Camera Fiorentina.

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Ho notato che gli italiani sono legati agli stili musicali della tradizione nazionale, mentre secondo me dovrebbero aprirsi ad altre forme, alle novità che arrivano da altri paesi. E Treemonisha va proprio in questa direzione, quasi un musical con un gioco di ritmi bellissimi. La musica, lo ripeto, è incantevole.



 

 

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