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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Eva Mabellini è il mezzosoprano che interpreterà Lucy.

Ci racconti di te e delle tue precedenti esperienze?

Mi sono diplomata in canto lirico con la Maestra R. Ongaro e in musica vocale da camera con il Maestro Leonardo De Lisi al Conservatorio "L. Cherubini" di Firenze. Poi ho scelto di specializzarmi in opera lirica e vocalità barocca. La mia carriera da solista spazia dalle produzioni sacre, al repertorio medievale e gregoriano (con l’Ensemble San Felice di Firenze), sino al teatro di  prosa.

Conoscevi Treemonisha di Scott Joplin?

Voglio essere sincera…. non conoscevo Treemonisha, ma amo il repertorio pianistico del ragtime. Pur essendo una cantante lirica, sono una grande appassionata di musical. Nel 2004 ho fondato l’ensemble vocale Vox Luna e da alcuni anni, all’interno del programma del laboratorio per cantanti che coordino, mettiamo in scena dei musical. Ci siamo cimentati in Mamma Mia, Sister Act, Chicago e una selezione da Notre Dame de Paris. Con Treemonisha realizzerò finalmente il mio sogno di partecipare a un musical, non più dietro le quinte da docente, ma con un ruolo da solista e persino con l’orchestra dal vivo!

Ci parli del tuo personaggio e del tipo di lavoro che stai facendo per interpretarlo?

Io interpreterò Lucy, la migliore amica di Treemonisha, una ragazza di colore che vive nella stessa comunità. Con il regista Milton Fernandez abbiamo affrontato subito l’aspetto fisico ed ‘emotivo’ dei personaggi, per riuscire a esprimere l’anima più profonda della cultura afroamericana. L’obiettivo è allontanarsi dalla rigidità delle posture occidentali per avvicinarsi alla fisicità africana, più legata alla natura, alla terra. Il momento centrale del mio personaggio è il rapimento di Treemonisha. In realtà, tutte e due le ragazze vengono rapite da Zodzetrick e gli altri stregoni, ma Lucy riesce a liberarsi ed è lei a dare l’allarme. Da un punto di vista lirico, Lucy è un soprano ma la tessitura vocale si adatta molto bene alle mie corde di mezzosoprano acuto.

Cosa ti ha colpito o coinvolto della storia di Treemonisha?

E’ una storia che sento molto vicina. Mio padre si è risposato con una donna africana e io ho quattro fratelli che vivono tra il Kenia e la Tanzania. Sono stata spesso in Africa e ogni volta mi colpisce la solarità di questa gente, abituata a soffrire, a sopportare mille difficoltà eppure hanno sempre il sorriso sul viso. Quando giri per Malindi, in Kenya, tutti ti salutano, anche se non ti conoscono, ti senti subito a tuo agio, spesso intonano canzoni in swahili. Un’altra scoperta che fai in Africa è la dimensione diversa del tempo, sembra quasi che si fermi: hai la sensazione che una giornata di 24 ore ne duri 48. Tutti si muovono lentamente, anche il ritmo lavorativo è più lento, è un altro modo di affrontare il quotidiano ed è una scoperta piacevole. Quando torno dall’Africa sono sempre tranquilla e serena….. purtroppo dura poco!

Cosa rappresenta per te l’opera e la musica in generale?

Io amo la musica a 360°, sono curiosa, eclettica e mi piace spaziare tra i generi musicali. Posso cantare il repertorio gregoriano, la musica contemporanea, ma anche l’opera barocca e il musical. L’aspetto dell’opera che mi interessa maggiormente è quello teatrale, in particolare la regia e la coreografia. Non vedo l’ora di ballare e cantare in Treemonisha!

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Mi piacerebbe che il pubblico si entusiasmasse nell’ascoltare questi ritmi di ragtime, che entrasse nello spirito della cultura africana. A me Treemonisha ricorda molto Porgy and  Bess e credo che tra le due opere ci sia un legame. Sarebbe bello che il pubblico di Firenze, e in generale quello italiano, apprezzasse e finalmente scoprisse un’opera così bella e importante. Chissà che tra il pubbico non si nasconda qualche impresario coraggioso e illuminato che ci porti in tournée…. Noi ce lo auguriamo!


 

 

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