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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Incontriamo Johanna Knauf, la direttrice del Coro e dell’Orchestra Desiderio da Settignano nella messa in scena di Treemonisha per l’associazione Chianti Lirica.

Johanna Knauf e Treemonisha: un incontro inaspettato?

La proposta di dirigere Treemonisha mi ha fatto un grande piacere. Anche se devo confessare che all’inizio ho pensato: “una favoletta  un po’ antica, ma carina”. E’ stato con il passare del tempo che mi sono resa conto di trovarmi davanti a una vera Favola, così diversa dalle mie precedenti esperienze.

Ci vuoi ricordare le tappe più importanti del tuo lavoro prima di Treemonisha?

Nella mia carriera professionale ho spaziato attraverso varie espressioni musicali: per dieci anni mi sono dedicata alla musica classica contemporanea cantando brani di vari compositori, da Schönberg a Berio; poi ho scelto la direzione di coro e orchestra. Con un gruppo di musica antica ho affrontato repertori che spaziavano dalla musica medioevale sino al tardo Barocco. Nel 1989 ho fondato il coro Desiderio da Settignano, un’esperienza molto importante, che mi ha permesso di passare dalla musica di Jacopo Peri a Honegger, che proprio ora stiamo studiando. Non mi sono mai fermata su un’unica epoca. La mia vita musicale mi piace pensarla come un viaggio continuo, sono curiosa verso tutto il mondo musicale, e mi piace ‘entrare’ in partitura e scritture lontane. Quello di Joplin era un mondo che ancora non conoscevo e Treemonisha mi ha dato l’opportunità di partire dalle origini di questo ‘territorio’ musicale.

Quale pensi sia il valore di un’opera come Treemonisha?

Tutta la storia nasce dal conflitto tra una comunità povera che cerca con i pochi mezzi a disposizione di sopravvivere a una situazione di profonda miseria e arretratezza e un clan che spinge questa comunità a rimanere legata a una visione arcaica della società. Gli stregoni hanno come unico  obiettivo di condizionare la vita degli abitanti di questa piccola comunità, li costringono a comprare amuleti per difendersi da improbabili disgrazie e sfortune. Una situazione di dipendenza che mi ricorda molto le dinamiche della società consumistica in cui noi stessi siamo immersi … non è certo un novità l’idea di inculcare esigenze e bisogni per vendere merce. Da questo punto di vista penso che Treemonisha abbia una forte valenza politica, e possa essere letta come una critica alla società contemporanea. Insomma, una favola antica, ma molto vicina al nostro tempo.

Cosa ti ha colpito in particolare della storia?

Treemonisha è una ragazza adolescente, una trovatella, molto desiderata dai genitori adottivi che la lasciano crescere libera, senza interferenze. Io la immagino come un fiore selvatico in mezzo a un grande prato. Viene educata da una donna bianca e sarà proprio questo bagaglio culturale a permetterle di denunciare il sistema messo a punto dagli stregoni che non vogliono rassegnarsi, e per questo motivo la rapiscono. Verrà salvata da Remus, l’amico del cuore, ma alla fine non sceglierà la via della vendetta, come tutti le suggeriscono (e si aspettano da lei!), bensì permetterà a quanti hanno sbagliato di redimersi e soprattutto di cambiare. Un esempio esemplare oggi, in un periodo in cui domina il modello “guerra contro guerra” e chi sta al potere sembra proprio non vedere alternative possibili. Come è lontana la figura di un maestro come Ghandi!

Scott Joplin autore ‘pacifista’?

Scott Joplin cento anni fa intuisce che la soluzione ai conflitti può essere raccontata da una favola e affida, non a caso, il ruolo di protagonista della sua storia a una donna. Io vedo in Joplin un uomo con un’attenzione particolare verso il mondo e la sensibilità femminile, credo che in lui ci fosse una bella armonia tra maschile e femminile. Nell’anima di ogni vero musicista, secondo me, si incontrano e fondono passione e sensibilità, forza, e razionalità. Joplin ha composto la sua musica proprio con questo grande bagaglio di emozioni, ha stampato la partitura di Treemonisha a sue spese e si è tenuto lontano dal mercato della musica e dei musicisti, dalla società.

Una donna protagonista sul palcoscenico e una sul podio, l’elemento femminile quanto conterà in questa messa in scena?

Sono contenta di essere donna. Sento la naturale facilità di accedere alle intuizioni, al linguaggio dell'anima, spesso mi sento madre quando lavoro con i musicisti. Mi fa da guida nella comprensione della musica che devo interpretare. Certo mi manca un po’ di maschilità, soprattutto l‘ansia di ‘sgomitare’. Forse anche io come Joplin sono un po’ isolata dal mondo delle grandi istituzioni musicali, ma in verità non mi preoccupa. Io amo fare musica senza costrizioni, con le persone che mi circondano e che condividono la mia idea di arte. Per me l’unica musica viene dal cuore, dall’entusiamo di vivere, ed è questo il lavoro che faccio con tutti gli artisti con cui lavoro. Il primo consiglio è abbandonarsi alla musica, farla risuonare dentro, sentirne la forza. Il ragtime, come il rock, ha questa grande carica, oltre a essere musica è qualcosa che ti coinvolge fisicamente.

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Mi piacerebbe proprio che il pubblico si alzasse e si muovesse liberamente. Vorrei che gli spettatori vivessero la musica (solo per il Requiem ‘accetto’ l’immobilismo assoluto), e percepissero questo invito ad abbandonare le tensioni. Treemonisha come chance di libertà del pensiero … e lo dico soprattutto per i più giovani, costretti per ore a rimanere fermi in un banco di scuola. Attraverso la musica vorrei far arrivare un messaggio importante al pubblico, lì dove pulsa il cuore, la vita. Un’idea di libertà che smuova il pensiero…. Questa è la forza in più che ha la musica.

 

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