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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Incontriamo Marco Fumo, pianista, tra i più grandi interpreti della musica Ragtime in Italia.

Marco Fumo e la musica di Scott Joplin: a quando risale l’incontro?
Negli anni settanta ci fu un certo revival del Ragtime e di Joplin in particolare: la sua musica si poteva ascoltare in molte colonne sonore di film (The Sting per esempio), e fu usata come sigla di trasmissioni televisive (Odeon), insomma visse una nuova giovinezza, almeno qui in Italia. In America in effetti non è mai andata nel dimenticatoio. Fu allora che ebbi modo di accostarmi a questo genere pianistico più da vicino.

Dal repertorio classico al Ragtime: cosa ti ha spinto in questa direzione?
In quel periodo cercavo un mio percorso personale che mi facesse recuperare un certo tipo di linguaggio musicale in qualche modo vicino al mondo del jazz, per il quale avevo sempre avuto grande attenzione ma mai capacità e pratica diretta, e nello stesso tempo non mi facesse perdere del tutto la mia tradizione classica con la quale ero cresciuto artisticamente. Il Ragtime mi sembrò adatto ad assolvere a questo compito e agli inizi degli anni ottanta cominciai ad occuparmi di questo genere pianistico e quindi di Joplin, che ne è sicuramente il più importante rappresentante. Devo dire però che non mi sono limitato all'approfondimento del Ragtime e di Joplin, ma sono andato a curiosare nella tradizione musicale a cui aveva attinto e anche nella produzione musicale che sarebbe scaturita da esso. Ho così conosciuto altri compositori del genere.

Quale è il valore di un’opera come Treemonisha?
E' stato il grande sogno di Joplin che voleva assolutamente creare con il suo stile una musica colta nero americana, cimentandosi in una delle forme più classiche della musica, l'opera lirica. Sfortunatamente non è riuscito a vederlo realizzato se non sulla carta, morendo prima che l'opera fosse messa in scena in modo completo e decente.

Quali parole chiave useresti per raccontare il Ragtime?
Allegria malinconica, poliritmia.

Il 13 maggio sarai al Teatro del Sale di Firenze con un concerto omaggio a Scott Joplin, vuoi anticiparci qualcosa del programma?
Ci saranno tutti i brani di Joplin che sono sul mio ultimo lavoro discografico e altri ancora molto importanti nella produzione jopliniana tra cui anche il Preludio al terzo atto di Treemonisha e Magnetic Rag.

Hai appena pubblicato il tuo ultimo cd, The Early Ragtime, come lo definiresti?
Un work in progress: purtroppo o per fortuna direi! Non si finisce mai di imparare e di scoprire nuove prospettive di lettura e di approfondimento. Il miglior disco per il pubblico è sempre l'ultimo……. ma per l’autore è sempre ….il successivo!



 

 

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