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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Tommaso Corvaja è il baritono che interpreterà Zodzetrick.

Ci racconti qualcosa di te e delle tue precedenti esperienze?

Ho iniziato a dedicarmi alla musica negli anni del liceo, quando cantavo in vari gruppi metal, poi ho voluto approfondire le mie conoscenza musicali e ho deciso di seguire delle lezioni di canto. All’inizio l’idea era di migliorare le mie tecniche nel canto metal e rock, ma non c’erano scuole di canto moderno nella mia zona e quindi mi sono dato al canto lirico. Ne sono rimasto folgorato e così ne ho fatto una professione. Oggi, alla mia attività di cantante lirico, affianco anche quella teatrale, e sono rimasto legato alla scena metal, sono infatti il tastierista di un gruppo metal, gli Ion of Chios. Nel repertorio classico i ruoli che prediligo sono quelli mozartiani: Don Alfonso nel Così fan tutte e Leporello nel Don Giovanni. Di recente mi sono avvicinato alla musica contemporanea e a quella da camera, soprattutto la liederistica (grazie a una madre tedesca ho avuto modo di essere in stretto contatto con la letteratura del romanticismo tedesco!).

Conoscevi Treemonisha di Scott Joplin?

No. Conoscevo Scott Joplin in quanto pietra miliare del ragtime e per il jingle della Stangata (sono un appassionato di colonne sonore del cinema), ma di Treemonisha ignoravo l’esistenza. E’ stata una sorpresa scoprire che anche in questo repertorio musicale ci fosse un’opera del genere. All’inizio ho seguito le prove del coro e ho studiato lo spirito dell’opera, che mi ha coinvolto completamente. Treemonisha ha un forte messagio di libertà, di indipendenza individuale: la protagonista è una ragazza che con la sua ingenuità e purezza riesce a sconfiggere il male della superstizione, impersonato da Zodzetrick che è il personaggio che interpreto, un uomo che specula senza scupoli sulle menti altrui. E’ un messaggio ancora oggi molto potente.

Ci parli del tuo personaggio e del tipo di lavoro che stai facendo per interpretarlo?

Zodzetrick è il capo degli stregoni che seminano la superstizione tra la comunità di Treemonisha. Il regista Milton Fernàndez mi ha fatto subito entrare nella parte indicandomi come dimensione ‘giusta’ quella del ciarlatano. Io, che avevo in testa la tradizionale immagine operistica dell’antagonista, ho quindi modificato la mia visione del personaggio e ho lavorato per rendere Zodzetrick cattivo, ma allo stesso tempo comico. Forse potrà sembrare strano ad alcuni…. ma ho scelto come ‘modelli’ a cui ispirarmi: Zucchero Fornaciari per la “fisicità” del personaggio (premetto che mi piace moltissimo!) e soprattutto per l’approccio e l'attidudine “Blues” alla vita, spigliato in ogni situazione, e Vanna Marchi (scelta condivisa dal regista), per il suo essere sempre sopra le righe; il tutto unito alla mia ricerca di esprimere una certa oscurità interiore. E’ un impegno che mi diverte molto, ho la possibiità di mettere in scena così tante sfumature umane…. Per me non è stato certo un personaggio scomodo da interpretare, anzi mi ha arricchito dal punto di vista artistico.

Cosa rappresenta per te la musica e l’opera in particolare? Quali sono i tuoi modelli?

Sicuramente la musica ha tracciato una linea molto forte nella mia vita. Fin da bambino sono stato circondato dalla musica: mio padre era un chitarrista e cantante rock e mia madre ascoltava moltissima musica classica. Io ho assimilato tutto quello che potevo senza chiedermi chi fossero i cantanti o da dove venissero le sonorità che ascoltavo…. tutti mi hanno lasciato qualcosa. Oggi posso dire che la musica mi permette di amplificare qualsiasi sentimento che provo: amore, odio, rabbia, ogni istante riesco a viverlo intensamente proprio grazie a questa speciale ‘compagna’. Direi che è un privilegio.

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Vorrei che il pubblico venisse coinvolto dalla sensazione di divertimento che questa musica trasmette. Treemonisha è un’opera che fa riflettere, ma è anche molto elettrizzante e divertente. E' un turbine di emozioni differenti, a volte contrastanti tra loro. In scena sarà un susseguirsi di emozioni da cui farsi travolgere: dalla tristezza alla gioia… Spero proprio che dopo lo spettacolo il pubblico ripenserà ad alcuni momenti della storia divertendosi, e magari ad altri momenti come spunti di riflessione. 

 

 



 

 

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