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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Beatrice Bruni curerà le coreografie di Treemonisha

Ci racconti di te e delle tue precedenti esperienze?

Ho iniziato a ballare da piccolissima quando i miei genitori andavano a ballare il liscio in paese e mi portavano con loro: io salivo sul palchetto con l'orchestrina e dondolavo tipo orso al ritmo della musica! A cinque anni finalmente, perché prima non si poteva, mia mamma mi ha iscritto alla scuola di danza del mio paese, San Gimignano, e mi ricordo benissimo che non avendo il tutù perché era la prima lezione, la maestra di danza mi disse che avrei cominciato la settimana successiva…. ma io ballai lo stesso in canottiera, quella della salute!

Non ho mai smesso di ballare, anche se dopo una base classica, la vera passione per la danza è proseguita con la danza contemporanee  e poi jazz, dove ero più libera di esprimermi.

Per studiare mi sono trasferita a Firenze dopo il liceo e ho iniziato a insegnare danza al Ballet Academic Studio di Calenzano dove insegno tuttora, continuando a ballare con la mia insegnante Deborah Zucconi alla scuola Immagine Danza. Per diversi anni, d’estate, ho lavorato come coreografa nei villaggi Samarcanda, ma dopo la laurea in Scienze della formazione primaria con una tesi sperimentale sulla danza ("Oggi a scuola ho fatto danza"), ho iniziato a insegnare nella scuola elementare, specializzandomi con i bambini diversamente abili e sperimentando con il corpo tutte le possibilità comunicative ed espressive realizzabili.

Conoscevi Scott Joplin e Treemonisha? Ti ha soprpreso essere coinvolta in questo progetto?

Non conoscevo Scott Joplin ma conoscevo la sua musica, basta pensare alla Stangata! Essere coinvolta in questo progetto mi ha sorpreso, ma devo dire che la musica di Joplin, un misto tra jazz e ragtime è una materia molto invitante coreograficamente parlando; ci puoi fare tutto... inventare storie, ascoltare, giocare sulle espressioni del viso, saltare all'improvviso.

Ci parli del lavoro che stai facendo sulle coreografie con il tuo corpo di ballo?

Il corpo di ballo è molto affiatato, le ballerine si esibiscono insieme da molto tempo, anche se il lavoro che stiamo facendo è abbastanza difficile. Avendo una base classica in scena risultano molto eleganti e pulite quindi sto cercando di "sporcarle", di spogliarle un po' da questo tipo di impostazione in modo da far emergere la loro energia ed espressività. Devo dire che Milton, il regista, mi sta aiutando tantissimo nell'intento e ha molta pazienza.

Cosa ti ha colpito o coinvolto della storia di Treemonisha?

L'attualità. E' una storia ancora attuale, un'opera lirica diversa da quelle che di solito siamo abituati a vedere in teatro perché parla di libertà, di accoglienza della diversità. Taglia le gambe alla superstizione (potrebbe essere il soggetto di un servizio di Striscia la notizia che smaschera il ciarlatano di turno) e affonda le radici nella fiducia nella persona. Sicuramente un bel messaggio, un racconto toccante e sorprendente, una musica su cui si può costruire tanto…. come poteva non colpirmi?

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Mi piacerebbe tanto che rimanesse quel sapore in bocca che ti resta dopo che hai mangiato qualcosa di buono, fresco, genuino, come la pasta al pomodoro della nonna, ne prenderesti sempre dell’altra!

Sarebbe bello se arrivasse al pubblico l'energia delle persone dal palco, dell'espressione dei corpi in movimento, quell'alone di libertà a cui non si resiste che ti fa battere i piedi anche da seduti e magari chissà... ballare con noi!



 

 

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