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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Tiziano Barbafiera è il tenore che interpreterà Remus.
Ci racconti di te e delle tue precedenti esperienze?

Fin da bambino ero appassionato di musica e ho iniziato suonando il pianoforte a circa 9 anni. Al canto sono approdato molto dopo, dopo aver studiato pianoforte jazz. Ho cominciato a cantare a 18 anni, ma cantavo rock! E l'anima rock è rimasta anche oggi. Infatti alterno senza problemi opere di Puccini con i Queen. La passione per l'opera, e il teatro musicale in generale è arrivata dopo. Non mi piace essere definito solamente "cantante lirico" poiché non è così. Le molteplici esperienze musicali che ho avuto in fatto canoro, dalla leggera al gospel, da turnista di studio ad arrangiatore, al musical. La musica la vivo a 360 gradi e non mi pongo limiti, se qualcosa mi piace la canto.

Conoscevi Treemonisha di Scott Joplin?

Conoscevo Scott Joplin, ovviamente, ma non avevo idea di questa sua esperienza in ambito operistico. Poiché di una vera opera "lirica" si tratta, anche se naturalmente il jazz e il swing di tanto in tanto fanno capolino. E questo mi piace molto, ovvero avere la possibilità di poter dare vita a una composizione musicale così variegata nelle sonorità, nel "mood". Anche il messaggio che l'opera vuole lanciare, del quale però non parlo altrimenti direi troppo agli spettatori, credo sia molto attuale. Mi auguro veramente che ques'topera sia capita e accettata dal pubblico. Colgo l'occasione per ringraziare chi si è dato da fare per riportare alla luce questo gioiello impolverato.

Ci parli del tuo personaggio e del tipo di lavoro che stai facendo per interpretarlo?

Non vorrei essere banale, ma Remus, il mio personaggio, è il classico tenore operistico, forte e coraggioso! Ha però dei lati molto umani e profondi, specialmente nel messaggio che lancia nella sua aria: in questo caso lo immagino come un prete al pulpito, un profeta che si rivolge alla massa. Una scena molto bella, secondo me. Musicalmente non è facile da cantare; rispetto a personaggi come Treemonisha o la madre Monisha, Remus non canta moltissimo ma ha una tessitura piuttosto estesa. Al momento sono più preoccupato della resa vocale, per la resa del personaggio sto ancora lavorando di testa, e aspetto qualche consiglio dal nostro regista, il bravo Milton Fernandez, per riuscire a interpretare scenicamente al meglio!

Cosa rappresenta per te l’opera? Quali sono i tuoi modelli?

Dico subito che non userò le solite frasi fatte del tipo: "L'opera è la mia vita" oppure "senza opera non potrei vivere" ecc…. poiché non è così. I veri probemi della vita sono altri secondo me. L'opera purtroppo, come tutto il teatro musicale italiano, soffre moltissimo del nostro mal governo. Per me l'opera è una parte delle mie esperienze musicali, mi piace e mi emoziona insieme a tantissime altri ambiti musicali. Ovvio che il potersi esprimere sul palcoscenico sia con la voce che con il corpo è una sensazione unica. 

Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?

Spero innanzitutto che sia un ottimo biglietto da visita per l’associazione Chianti Lirica per far capire che all'interno di questa associazione ci sono persone competenti e motivate, che non fanno niente a caso. Hanno scelto di investire soldi ed energie in questo progetto e già per questo hanno il mio rispetto e la mia stima. Non è facile oggi scommettere su cose nuove o poco conosciute. Molto più semplice organizzare l'ennesima opera di repertorio, sentita da cento anni, che di sicuro riempie la sala. Se poi ci infili dentro la neo stella di X Factor ancora meglio. In Italia ci hanno abituati così negli ultimi 15 anni, nella cultura dell'estetismo, non certo della qualità. Per questo, ripeto, chi rischia e propone cose nuove ha il mio rispetto e la mia stima. Alla cultura dell'estetismo si risponde con il coraggio di essere diversi. E di azzardare. 



 

 

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