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Treemonisha a Firenze

Parlano i protagonisti

 

Incontriamo Mauro Pecchioli, 60 anni, medico di famiglia fiorentino, con una straordinaria passione per la musica, colui che ha messo in moto il progetto “Treemonisha a Firenze”.

 

D. La passione per Scott Joplin a quando risale?
R. Posso dire alla mia adolescenza. Da allora infatti sono rimasto letteralmente incantato dall'ascolto di quella musica per pianoforte così viva e felice, che poi ho scoperto da adulto chiamarsi Ragtime. Mi sono sempre chiesto come era possibile ricavare da un pianoforte e con le sole due mani, tanto brio, tanta forza, tanta eleganza e ricchezza di discorsi armonici e melodici, e ho continuato a sognare di potere arrivare un giorno ad eseguire io stesso quei brani. Avevo in casa un pianoforte, ma lo suonavo solo a orecchio, e non conoscevo ancora la musica scritta, che ho imparato in seguito da autodidatta. Finalmente quel giorno è arrivato anche per me. Il 12 dicembre 2005, ho acquistato una tastiera Yamaha P90, mi sono procurato tutti gli spartiti dei brani Ragtime che sono riuscito a racimolare in giro, non solo la serie completa di quelli di Scott Joplin, scaricabili gratuitamente in Internet dalla Petrucci Music Library, "http://imslp.org/wiki/Category:Joplin,_Scott", ma anche degli altri autori di questa splendida musica, Lamb, Scott, e altri, rovistando, sempre in rete, nelle varie e fornite Libraries Universitarie, soprattutto degli Stati Uniti. Da autodidatta, nel raro tempo libero dalla mia professione, soprattutto dopo cena, ho iniziato lo studio dell'inno del Ragtime, "Maple Leaf Rag", seguendo i suggerimenti tratti dal bellissimo libro gratuito e reperibile in Internet: "I fondamenti dello studio del pianoforte", di Chuan C. Chang, e sono arrivato, con applicazione e costanza, a ottenere una esecuzione accettabile e godibile del brano. Soddisfatto del risultato raggiunto, ho intrapreso lo studio, uno dopo l'altro, dei pezzi che più desideravo imparare, e che avevo ascoltato già, variamente interpretati, da pianisti famosi, come Joshua Rifkin, Claude Bolling, Roger Shields, Roy Eaton, Himan e Levine.

D. Cosa ti ha spinto a proporre all’associazione Chianti Lirica la messa in scena di Treemonisha?
R. Durante l'intensa attività di studio e ricerca del fenomeno musicale Ragtime, sono venuto a sapere dell'esistenza dell'unica opera lirica composta da Scott Joplin giunta fino a noi, Tremonisha, di cui sono riuscito a procurarmi una copia, nella interpretazione orchestrale di Gunther Shuller. E' stato un colpo di fulmine: sono rimasto letteralmente affascinato dalla bellezza straordinaria delle musiche e dalla sorprendente attualità del tema, quello del trionfo del bene comune collettivo sullo sfruttamento dell'ignoranza da parte di pochi approfittatori. Musicalmente mi ha molto colpito che, a differenza di altre opere liriche che conosco, dove soltanto delle "arie" particolari si stagliano ed emergono su un sottofondo spesso informe e monotono che ne costituisce il corpo, in Treemonisha non esistono momenti musicali diciamo, riempitivi, messi tanto per condurre il discorso testuale e basta. No, posso affermare con sicurezza che tutti i brani di Treemonisha hanno una forza e un carattere che attira, che affascina, che tiene l'attenzione dell'ascoltatore in costante tensione emotiva partecipe, quindi non ti da mai il tempo di aspettare la cosiddetta "aria famosa caratterizzante l'opera" in mezzo ad altre parti piatte e insignificanti. No, ogni aria di Treemonisha ha una carica espressiva significativamente piena, non esiste un fraseggio musicale messo lì tanto per fare, e che non ti dia una emozione di novità ogni volta che l'ascolti. Posso confessare di avere passato mesi a gustarmela in ogni occasione, in auto, in casa, allo studio nei momenti di stacco dal lavoro. Addirittura accadeva che, quando, in auto, tornavo a casa da fuori, se era ancora in esecuzione un brano, cioè non ancora terminato, non riuscivo a spegnere il motore finché non finivo di ascoltarlo, perché altrimenti mi sembrava di rompere un incantesimo. Nel frattempo ho avuto l'occasione di conoscere Grazia Carapelli, presentatami come presidente dell'Associazione Chianti Lirica ad un concerto del Coro Universitario di Firenze, alla Biblioteca Nazionale, dove cantava anche mia figlia, e fu allora, quando tornai a casa, che ebbi l'idea di proporre a lei l'idea di rappresentare Treemonisha a Firenze, proprio in coincidenza del centenario dalla sua pubblicazione (1911). Le inviai allora una e-mail, ci incontrammo, le passai il materiale, musica e testi, e, grazie alla sensibilità squisita di Grazia, unita alla sua forte e tenace capacità organizzativa, prese corpo piano piano il progetto che sta per diventare ormai realtà: Treemonisha a Firenze quest'anno.

D. Medicina e musica un binomio sempre più apprezzato anche in ambito sanitario, cosa ne pensi delle recenti esperienze di musicoterapia?
R. Confesso che non ho una esperienza diretta della musicoterapia in ambito sanitario, ma posso dire con tutta sicurezza che sono sempre stato convinto che la musica, intesa naturalmente come armonia, o melodia, o somma di entrambe, espressa attraverso la infinita gamma di mescolanze timbriche, non possa non avere effetti sulla biochimica dell'organismo, e quindi sugli equilibri a cui quella biochimica sottende, in pratica, tutte le nostre dinamiche interiori. La riflessione di base per arrivare a questa convinzione parte dalla osservazione elementare che il sistema corporeo che costituisce la prima interfaccia predisposta a ricevere e a giovarsi degli effetti diretti della musica è il sistema nervoso centrale, attraverso i centri cerebrali addetti all'elaborazione dei suoni provenienti dall'orecchio. Considerando che il sistema nervoso a sua volta è il "direttore" d'orchestra che dirige le espressioni di tutti gli altri sistemi corporei che, insieme, eseguono lo spartito della nostra esistenza, ne consegue che ogni stimolo benefico e gratificante apportato alla sostanza grigia, anche dalla via uditiva, come è il caso dello stimolo musicale, non può che venire amplificato nelle complesse circuiterie cerebrali per risultare in un sicuro effetto altrettanto benefico sulla globalità del nostro essere.

D. Cosa ti piacerebbe che rimanesse nel pubblico di Firenze dopo la messa in scena di Treemonisha firmata dall’associazione Chianti Lirica?
R. A parte quello che possa piacere a me, sono certo al cento per cento che se il pubblico fiorentino riuscirà ad essere messo in contatto con la ricchezza musicale unica di quest'opera, e ne apprezzerà anche il tema profondo, umano, espresso dalla trama, ne subirà sicuramente il fascino e non potrà che arrivare ad annoverare Treemonisha tra le opere musicali la cui qualità le pone tra quelle a cui spettano i più alti riconoscimenti. E diventerà, anche qui da noi, dove finora non è molto conosciuta, un'opera da ascoltare, riascoltare, studiare, coltivare, proporre, introdurre nei programmi, vorrei anche arrivare a dire divulgare nel mondo scolastico della scuola dell'obbligo, per il modello morale sempre attuale ed efficace che trasporta con sé.

D. Altri sogni nel cassetto musicale?
R. Trovare finalmente il tempo per dedicarmi allo studio e al perfezionamento dell'esecuzione interpretativa dei brani ragtime al pianoforte, senza dovere racimolare i tempi liberi dalla professione medica. Il che vuol dire arrivare a fare di questa bellissima attività musicale lo scopo da perseguire dopo il pensionamento...
Mi auguro di poterci arrivare.

 

 

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